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"Il mandolino non tanto antico. Pare debba il suo nome, come del resto lo strumento da cui deriva, la mandola, al mediterraneo frutto della mandorla - si guardi la forma della cassa. E' uno dei più piccoli e degli ultimi strumenti della famiglia dei liuti; fu ricavato per la prima volta nel Settecento e subito ricercato per la grazia delle dimensioni e la dolce vivacità del suono. [...] Queste cose io le apprendo da un giovane catanese, il dottor Leone, che porta avanti la più grande fabbrica di strumenti musicali a Catania."

Correva l'anno 1964 quando Vittorio Fagone scriveva queste righe per il volume "Sicilia - n° 41", edito da S.F. Flaccorio. Tante cose sono cambiate da allora, la fabbrica ha anche cambiato sede, ma la passione e l'abilità dei maestri liutai sono rimaste immutate. Si sono affinate le tecniche, ma gli strumenti, ancora oggi, sono realizzati a mano. Macchinari come levigatrici o seghe a nastro hanno fatto la loro comporsa, ma non cambiano lo spirito della lavorazione. Un esempio per tutti. I listelli di legno che compongono la cassa armonica di un mandolino sono piegati con l'ausilio di un tubo metallico riscaldato: una volta questo tubo era scaldato dalla fiamma viva di un fuoco, oggi questo avviene mediante una resistenza elettrica.

Raccontare una azienda che ha più di 50 anni di storia non è facile. Appena varcata la soglia della fabbrica sono due le cose che colpiscono subito: si viene avvolti dell'odore particolare del legno mentre una radiolina, con la sua voce roca e resa tremula dagli anni, fa da sottofondo al lavoro degli operai.

Anche la vista non rimane indifferente. Lo sguardo spazia nei grandi locali, posandosi ora sui macchinari, ora sulle pile di strumenti in attesa della levigatura o dell'ultimo ritocco, fino a lasciare il posto alla curiosità di fronte ad altre porte. Una conduce alla stanza dove chitarre, mandole, liuti, ecc. vengono verniciati e messi ad essiccare, un'altra introduce al magazzino dei semilavorati, dove cataste di legni stagionano da oltre un secolo, in attesa che sapienti mani gli permettano di fare sentire la propria voce.

E poi, ovunque si ritrovano oggetti o pezzi di legno la cui forma stimola più di una domanda. Sono gli stampi, le morse, gli scudi in madreperla o celluloide, i piccoli e grandi banchi di lavoro sui quali imperversano lime, pialle, pennelli, barattoli, cacciaviti. Quello che a primo acchitto può sembrare disordine, per l'esperto, in realtà, appare come un vastissimo campionario capace di raccontare la tradizione della liuteria italiana.

Quando si producono più di 130 strumenti diversi, ognuno dei quali comprende diverse configurazioni, gli spazi dove conservare ogni parte necessaria ad ogni fase della lavorazione sembrano non bastare mai.